Umanesimo e antiumanesimo nel marxismo, il rischio di un’interpretazione dogmatica del pensiero di Marx
Il rapporto tra Umanesimo e antiumanesimo nel Marxismo è caratterizzato dall’ambiguità. Viene prima la realizzazione di un ideale di società o il rispetto per i diritti della persona? A questa domanda di fondo gli intellettuali marxisti hanno risposto in maniera contraddittoria.
La dottrina marxista è sempre stata caratterizzata da una finalità eminentemente sociale. Suo obiettivo è stato, in linea di massima, la ricerca di una via per il superamento delle ingiustizie e delle disuguaglianze sociali, ma anche il superamento dall’alienazione.
Per questo, senza dubbio, encomiabile scopo (da molti concepito in perfetta buona fede), i vari seguaci di Marx hanno seguito dottrine diverse per quel che riguarda i mezzi necessari ad un suo conseguimento. Inoltre i teorici marxisti hanno concepito visioni diverse e in contraddizione tra loro sul concetto di uomo e sul rapporto tra uomo, mondo e società.
Questi sono, a grandi linee, i temi che hanno di volta in volta avvicinato e allontanato le teorie marxiste da quella che possiamo definire una sensibilità umanista.
Per quanto sia semplicistico suddividere i pensatori marxisti in umanisti e antiumanisti, seguiremo, per necessità e dovere di sintesi, questa procedura.
Lenin e il dogmatismo sovietico
Cominciamo con il campo del pensiero antiumanista nel quale ci soffermeremo sul materialismo dialettico sovietico (i cui sostenitori furono Lenin e Stalin, personaggi ben diversi tra loro.
Per quel che riguarda il pensiero sovietico, i suoi capisaldi sono: un concetto della storia come di un’evoluzione che porta naturalmente e necessariamente all’affermazione del comunismo, la funzione guida del Partito bolscevico nel raggiungimento politico e sociale di tale scopo (e, con ciò, la contrarietà a ogni forma di democrazia), una filosofia rigorosamente realistica, che afferma che le cose esistono indipendentemente da una coscienza che le rappresenti.
E’ chiaro che un apparato teorico così dogmatico e contrapposto a qualsiasi filosofia che ponga l’accento sull’importanza di ogni irripetibile esperienza singolare umana, è ben lontano da una sensibilità umanistica. Inoltre ciò che più allontana l’ideologia leninista dall’Umanesimo (e dal Nuovo Umanesimo) è la convinzione che la rivoluzione vada fatta ad ogni costo (Lenin diceva: per fare una frittata bisogna rompere le uova), giustificando in questo modo l’uso della violenza.
Il socialismo, da quando è diventato una scienza, va trattato come una scienza, cioè va studiato.
Lenin
Se è vero che il Nuovo Umanesimo è sostenitore di una rivoluzione in seno ad una società che si disumanizza sempre più, è altrettanto indubitabile che non si deve fare una rivoluzione utilizzando mezzi violenti e antiumanisti.
Luis Althusser
L’interpretazione di Marx compiuta da Luis Althusser (1918-1990) ha una grande importanza epistemologica (cioè di filosofia della scienza e teoria della conoscenza). Althusser afferma che il pensiero di Marx si fa scientifico quando, nella sua fase più matura, abbandona il feticcio dell’uomo.
Si ha così una visione che considera l’antropocentrismo degli scritti giovanili di Marx come una fase immatura, superata da una teoria scientifica della storia spiegata attraverso la dialettica materialistica della lotta di classe. È molto strano, secondo il mio modo di vedere la questione, che la liberazione del proletariato possa giungere con una sensibilità così poco attenta alla peculiarità di ogni singola persona umana.
Marxismo umanista: Lukacs e Bloch
Fortunatamente, non vi sono state solo interpretazioni antiumaniste o dogmatiche del pensiero di Marx. Quella che possiamo chiamare la corrente di pensiero del marxismo occidentale, è caratterizzata da una maggiore attenzione alla centralità della persona, sia in senso individuale che sociale.
Questa corrente è difficile da racchiudere in un pensiero monolitico, in quanto vi hanno partecipato anche personalità non rigorosamente marxiste (basti pensare a Sartre, a Marcuse, a Fromm, ad Adorno, solo per citarne alcuni). In questa sede esporrò il pensiero di due filosofi marxisti in senso stretto: Giorgy Lukacs (1885-1971) ed Ernst Bloch (1885-1977).
Giorgy Lucacs
L’interesse dell’opera di Lukacs sta nella critica alla scienza positivista e all’ideologia borghese e capitalista di considerare gli eventi storici e sociali come dati, cioè come fatti sottoposti a leggi naturali immodificabili. Secondo Lukacs, la scienza positivista è reificante (reificazione = riduzione a cosa) appunto perché ignora che gli eventi sono prodotti dalle forze sociali e non fatti naturali.
Con Lukacs abbiamo un ritorno al tema dell’alienazione, ignorato dal materialismo dialettico sovietico, quindi uno spiccato interesse a studiare il processo di liberazione dall’alienazione. Va infine detto che l’opera di Lukacs fu condannata dai dirigenti dell’ortodossia sovietica (la Terza Internazionale).
Ernst Bloch
Simile destino fu quello di Bloch, la cui teoria della speranza e dell’utopia, non fu ben accolta dai marxisti sovietici. La teoria blochiana dell’utopia, ricorda un po’ quella dell’eros platonico. Secondo Bloch, caratteristica fondamentale (al punto che la sua filosofia può essere chiamata ontologia del non-ancora) di tutto l’Universo e del processo cosmico e la sua incompiutezza e la tendenza continua alla compiutezza. Questo processo è vissuto dall’uomo come desiderio e speranza.
Ne deriva la tensione umana verso il futuro e la missione dell’uomo sulla terra come di un trasformatore di condizioni date – la radice della storia è l’uomo che lavora e crea, che trasforma e supera le condizioni date. Quando l’uomo si sia afferrato ed abbia fondato ciò che è suo, senza alienazione né estraniazione, in una democrazia reale, allora nasce nel mondo qualche cosa che rifulge a tutti nella fanciullezza e in nessuno è ancora stato: la patria (intesa da Bloch come mondo senza alienazione).
Con questa citazione, di sensibilità veramente umanistica, si chiude questa breve rassegna su Umanesimo e Antiumanesimo nel marxismo.