Gentilezza ed empatia e leadership
Vorrei portare la riflessione sul legame che c’è tra leadership gentile, gentilezza ed empatia. È da una discussione con Cynthia Raffaelli che è nato questo mio articolo. Il problema di fondo era: può esistere la gentilezza senza l’empatia? In fondo sono due concetti diversi.
Abbiamo convenuto che, nel nostro modo di vedere la gentilezza, intesa in senso autentico e non di facciata, il legame con l’empatia fosse necessario, altrimenti la gentilezza si ridurrebbe a buona educazione o, peggio, piaggeria e opportunismo. Quindi il ruolo dell’empatia per noi è fondamentale. Ma vediamolo meglio questo concetto di empatia, con i suoi confini, in modo che non sia confusa con la manipolazione.
Empatia e leadership gentile
L’empatia sarebbe la capacità di sentire quello che sentono gli altri, mettersi nei loro panni, comprendere i loro punti di vista, passioni, sentimenti. Direi che si tratta di una capacità fondamentale per caratterizzare una gentilezza autentica e, di conseguenza, una leadership gentile.
È fondamentale per un leader gentile essere empatico, se vuole avere delle relazioni sane con i collaboratori, se ci tiene al loro benessere, alla loro crescita personale e professionale, se vuole avere una comunicazione sincera ed efficace.
Ma per essere veramente empatico, dovrà calibrare il suo modo di dimostrarlo basandosi sull’unicità di ogni singola persona con la quale ha a che fare, rispettandone la personalità.
Un leader gentile vorrà coinvolgere i suoi collaboratori, ma dovrà tenere conto che ogni collaboratore ha caratteristiche uniche anche caratteriali. Per cui, se si trova di fronte ad una persona riservata, il suo approccio empatico sarà diverso dall’avere di fronte una persona estroversa. Ogni persona mette dei confini nella relazione con gli altri e questi confini andrebbero sempre rispettati, che siano ampi o ristretti.
un leader empatico rispetta l’unicità e la personalità dei suoi collaboratori, calibrando il suo modo di approcciarsi a loro con garbo e sensibilità.
Il vero leader empatico terra sempre presente ciò, proprio per la sua capacità di mettersi nei panni altrui. Mettersi nei panni altrui, non significa diventare uguale all’altro, far credere in questa maniera di immedesimarsi con lui. Significa rispettare il suo diverso modo di approcciarsi al mondo, cercando di sintonizzarsi nel modo migliore possibile con garbo e sensibilità. Quando questo modo di relazionarsi funziona, il leader gentile otterrà il massimo risultato da ciascuno dei suoi collaboratori.
Chi cercherà di coinvolgere gli altri senza tenere conto dei loro confini, non sarà una persona empatica, ma invadente.
Chi cercherà di immedesimarsi nei panni altrui in maniera non autentica, ma per ottenere un risultato favorevole a se stesso, sarà invece un manipolatore.