Il Nuovo Umanesimo, un’utopia realistica: un modo nuovo di interpretare la realtà
Utopia è una parola che richiama a qualcosa di idealistico, irrealizzabile e anche un po’ velleitario, l’opposto del realismo. Se analizziamo meglio l’accostamento tra utopia e realismo, scopriremo che l’ossimoro non è poi così assurdo.
Utopia deriva dal greco antico ou topos, cioè non luogo, è un termine in realtà usato per la prima volta dal filosofo inglese Tommaso Moro nel suo capolavoro omonimo Utopia, il nome dell’isola rappresentata dall’autore come una società ideale, in contrapposizione con quella reale dei tempi di Enrico VIII. Quindi Utopia letteralmente significa luogo che non esiste.
Il Realismo è contrapposto all’Utopia?
Realismo invece è un termine che richiama ad un modo di vedere il mondo aderente alla realtà. Significa attenersi ai fatti così come sono, proporre soluzioni ai problemi che siano realizzabili.
Tutto ciò presuppone un concetto di realtà asettico e oggettivo, dato una volta per tutte, dimenticando che la realtà è interpretata dal soggetto umano ed è in base a questa interpretazione che costruisce la realtà stessa. Così le soluzioni che portiamo per risolvere i problemi sono frutto della nostra interpretazione del mondo. Non esiste un modo neutro di interpretare la realtà. Chi pensa di imporre il proprio punto di vista come la verità assoluta è in malafede e spesso rappresenta solo i propri interessi.
Il Nuovo Umanesimo è un’utopia realistica perché non è ancora realtà diffusa e quotidiana, cioè è un ou topos, un non luogo, ma è un’idea assolutamente realistica perché vuole offrire soluzioni ai problemi umani, cioè risponde a dei veri bisogni.
In fondo il bisogno più grande per l’essere umano è una vita che valga la pena di essere vissuta.
Allora che senso ha dire che il Nuovo Umanesimo sia un’utopia realistica? Per esempio, un mondo del lavoro (e non solo) in cui la gentilezza sia un valore diffuso e riconosciuto, che non sia confusa con la debolezza, che questo punto di vista sia dominante e applicato quotidianamente e non solo discusso e propagandato per rifarsi un’immagine migliore, sicuramente tutto ciò non è una realtà attuale. Quindi è un’utopia, non esiste, per lo meno non esiste ancora.
Il Nuovo Umanesimo è un’Utopia realistica perché può dare delle risposte ai bisogni più profondi dell’essere umano.
Ma gli esempi potrebbero essere infiniti. Una democrazia realmente partecipativa, il rispetto per l’ambiente per un’armonizzazione tra le esigenze economiche e del rispetto della natura, l’uso della tecnologia per liberare le migliori energie umane invece che per imbrigliarle a vantaggio dei pochi.
Quando un’Utopia può dirsi realistica
Ma come fa questa utopia ad essere realistica e magari anche realizzabile? Perché questa utopia corrisponde a dei bisogni fondamentali degli esseri umani.
Non è un bisogno poter vivere in un ambiente lavorativo inclusivo in cui il benessere delle persone venga prima dei risultati economici e dove le persone siano considerate come tali e non come numeri? Non è un bisogno lavorare in un contesto dove la collaborazione e la comunicazione aperta vengono prima della competizione sfrenata?
E questo ragionamento si potrebbe allargare a qualsiasi ambito della vita. La vera utopia irrealizzabile è pensare che andando avanti così, senza cambiare nulla, accettando lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la sopraffazione, l’uso scriteriato delle risorse naturali, la soluzione dei conflitti con la violenza o, addirittura, con le guerre, si possa risolvere qualche problema. Certo, non mi sento di affermare con leggerezza che il compito sia facile, ma non dobbiamo sottovalutare le possibilità che abbiamo di influenzare attivamente e positivamente l’ambiente che ci circonda.
Il Nuovo Umanesimo è un’utopia realistica perché non è ancora realtà diffusa e quotidiana, cioè è un ou topos, un non luogo, ma è un’idea assolutamente realistica perché vuole offrire soluzioni ai problemi umani, cioè risponde a dei veri bisogni.
In fondo il bisogno più grande per l’essere umano è una vita che valga la pena di essere vissuta.