Ipazia, filosofa e politica influente
La storia della filosofia, della cultura e della politica, purtroppo non abbonda di personaggi femminili, per cui mi sono impegnato di trovare alcuni profili che fossero interessanti nell’ottica dell’Umanesimo. La prima donna di cui ho piacere di trattare è Ipazia (350/360-415) filosofa neoplatonica alessandrina.
Sappiamo poco di lei, anche perché non abbiamo scritti suoi ma testimonianze, soprattutto quella del suo allievo Sinesio (373-415). Mi piace considerarla un po’ anticipatrice del femminismo e martire per la causa della libertà di pensiero e della tolleranza religiosa. Questa, naturalmente, è un’interpretazione libera della figura di Ipazia, non suffragata da documenti storici che lo attestino, ma è sicuro che ebbe una grande influenza tra le persone che contavano ai suoi tempi e ciò è da considerare insolito e sorprendente per un personaggio femminile ben 16 secoli fa!
Il contesto storico
Così mi sembra interessante partire dal contesto storico in cui ha vissuto la filosofa. Siamo in un periodo in cui la religione cristiana si sta imponendo sulle altre e, con l’editto di Teodosio (380) che rende il cristianesimo religione di stato, seguito dai Decreti teodosiani (391-392) che di fatto sanciscono le persecuzioni sui pagani, saranno questi ultimi, oltre agli ebrei, a subirne le conseguenze.
Tra gli episodi più significativi di questo periodo sicuramente non si può dimenticare la distruzione dei templi pagani di Alessandria, ordinata dal vescovo Teofilo, soprattutto il Serapeo con la sua biblioteca. Segue il clima violento cui furono sottoposti i pagani e gli ebrei dal successore di Teofilo, il giovane vescovo Cirillo (370ca-444), nominato poi santo dalla Chiesa.
Obiettivo delle persecuzioni cristiane non era solo la religione pagana ma anche la cultura e la filosofia. Inoltre, dietro a queste dispute religiose e culturali, erano in ballo ben consolidati interessi tra gruppi che si contendevano il potere politico ed economico.
Questo il contesto storico in cui visse Ipazia. Difficile sapere se e quale sia stato abbia il suo ruolo nella difesa dei pagani durante la distruzione dei templi, ma probabilmente non era del tutto avulsa alla vita politica della città, anzi abbiamo molti spunti e testimonianze per pensare che fosse una persona influente.
La sua capacità di mediare tra gruppi di potere con interessi contrapposti la rese invisa al vescovo di Alessandria Cirillo, probabile mandante morale del suo assassinio.
Una intellettuale poliedrica e una politica influente
Secondo la testimonianza del suo principale allievo Sinesio, Ipazia era un’intellettuale molto rispettata e seguita nella città e ci piace immaginarla a tenere banco in contesti normalmente dominati dagli uomini.
Pare che abbia diretto la scuola platonica di Alessandria e, secondo alcune testimonianze, il suo ruolo non si limitò all’insegnamento, cosa già alquanto insolita per una donna di quei tempi, ma elaborò un sistema filosofico originale tanto da essere paragonata a Plotino. Un vero peccato che non siano giunti a noi suoi scritti che potevano spaziare dalla matematica, all’astronomia e alla filosofia, appunto.
Oltre al suo contributo alla vita intellettuale della città, Ipazia ebbe sicuramente una notevole influenza su quella politica. Nella sua casa si riunivano i principali esponenti politici della città tra cui il governatore Oreste che non era in buoni rapporti, per usare un eufemismo, con il vescovo Cirillo.
Sicuramente, con la sua attività di mediatrice, si prodigò a difesa dei pagani e degli ebrei perseguitati, soprattutto cercando di preservarne la tradizione culturale e, probabilmente, gli interessi economici. Questo fatto la rese invisa ai fanatici monaci parabolani che godevano di una certa protezione da parte del vescovo Cirillo.
Così Ipazia divenne un comodo capro espiatorio, considerata al pari di una strega, una corruttrice delle anime e del governatore della città Oreste. Sulla morte della filosofa abbiamo la testimonianza di diversi racconti e tutti concordano che fu violenta. Fu presa da un gruppo di fanatici parabolani che la linciarono e bruciarono il suo corpo. Tale morte violenta suscitò l’indignazione di molti data la popolarità di cui godeva Ipazia.
Seguì anche un’inchiesta giudiziaria che però non ebbe molto seguito perché questi monaci fanatici godevano della protezione del vescovo Cirillo, probabile mandante morale dell’assassinio, e dell’Imperatore. In seguito Cirillo fu addirittura santificato, decisione mai rimessa in discussione dalla Chiesa Cattolica.
Così abbiamo quella che in epoca illuminista è stata considerata una sostenitrice della tolleranza religiosa, della libertà di pensiero e vittima del fanatismo religioso. Tutte caratteristiche frutto più della sensibilità culturale di un’epoca differente, che della ricerca di documenti storici che lo attestino..In maniera ironica potremmo dire che fu femminista a sua insaputa.
Ma non si fa alcun male ad immaginare Ipazia come una figura femminile che ha anticipato i tempi e, chissà, magari non ci si sbaglia di molto.