La globalizzazione, processo di integrazione economica e culturale su scala mondiale
La globalizzazione è un termine ormai desueto, andava molto di moda qualche decennio fa. Infatti si erano creati dei movimenti popolari, i cosiddetti No-global, a contrastare il fenomeno, o almeno gli aspetti più deteriori. Forse il termine è passato di moda perché questo fenomeno di interconnessione economica e tecnologica è dato per scontato, ma ci sono segnali che non sia così pacifico e che vanno in senso contrario.
Il concetto e la sua storia
La globalizzazione è considerata un processo di integrazione, economica, culturale, politica e tecnologica su scala planetaria. Il progresso tecnologico, soprattutto nel campo dei trasporti, dell’informatica e delle telecomunicazioni, facilita gli spostamenti di merci, persone, e di capitali. Grazie a Internet è possibile connettersi con altri esseri umani senza neppure spostarsi di casa. Tutto ciò ha conseguenze enormi e non tutte positive e facili da gestire, sarà la sfida principale che dovrà affrontare l’essere umano nel XXI secolo.
In realtà questo processo di globalizzazione è antico come la storia della civiltà umana. Pensiamo all’incontro delle prime civiltà, all’Impero Persiano che ha integrato le culture del Medio Oriente dall’India fino alla soglia della Grecia. Poi l’annessione della Grecia nell’Impero Romano ha portato una contaminazione della cultura greca con quella latina e spostato il baricentro dell’impero verso est. Abbiamo visto l’incontro tra il mondo romano e quello germanico, lo sbarco degli europei nel continente americano e la colonizzazione degli altri continenti. Insomma, il processo di globalizzazione ha un ampio respiro ed è quasi uno sbocco naturale della storia e dell’evoluzione umana. Sta a noi cercare di dargli una direzione positiva.
La globalizzazione oggi
Finora questo processo è avvenuto a senso unico, collegato alla fase di colonizzazione europea del resto del mondo, con il corollario della diffusione, ma più spesso dell’imposizione, di un modello unico, di una visione del mondo legata alla cultura occidentale, con i valori positivi della democrazia, del rispetto dei diritti umani, della libertà di espressione, ma anche del dominio del mercato e del pensiero neoliberista.
Questo processo di integrazione, in realtà, non ha avuto il fine di portare i valori positivi dell’occidente nel resto del mondo, ma la difesa degli interessi dei paesi più forti e il loro libero accesso alle risorse mondiali. Ora siamo in una fase storica in cui il modello centrato sull’Occidente e gli Stati Uniti sta entrando in crisi a favore di un mondo multicentrico. Il resto del mondo, a partire da grandi paesi come la Cina, l’India, il Brasile, il Sudafrica, vogliono giustamente avere voce in capitolo.
Interconnessione planetaria e Intelligenza artificiale
Uno degli aspetti più evidenti della globalizzazione è l’interconnessione planetaria permessa dalle nuove tecnologie informatiche, dalle reti di telecomunicazione e dai satelliti. Tutto ciò ha avuto un impatto notevole sulla vita di tutti i giorni, facilitando in maniera esponenziale la possibilità di comunicazione tra le persone.
Ma a livello di progressi tecnologici, l’avvento di Internet e della robotica, ha avuto conseguenze ancora più radicali, con la comparsa della AI. Tutto è in velocissima evoluzione, ed è difficile prevedere il corso e l’impatto di simili tecnologie. Si tratta sicuramente di strumenti che facilitano e velocizzano operazioni che in passato avrebbero richiesto tempi molto più lunghi, ma potrebbero andare a sostituire il lavoro umano, anche quello intellettuale e creativo. Tutte conseguenze che è bene non sottovalutare.
Problemi e sfide legati alla globalizzazione
Il processo di globalizzazione ha portato a una integrazione dei mercati che in realtà è sbilanciato verso le potenze occidentali che detengono ancora il monopolio della finanza con il controllo su organizzazioni come la Banca Mondiale e l’economia basata sul Dollaro.
Tutto ciò comporta l’imposizione di un capitalismo neoliberista che non ha più nessun contrappeso in modelli economici alternativi dopo la caduta dell’Unione Sovietica , il fallimento del socialismo reale e dell’applicazione dogmatica dell’ideologia marxista.
La caduta del socialismo reale in Unione Sovietica ha portato l’affermarsi di un modello unico di economia basato sul capitalismo neoliberista. Tutto implica, comprese le nuove tecnologie informatiche, l’estendersi di questo modello su scala planetaria. È possibile vedere un sistema diverso in cui la centralità del mercato è sostituita da quella della persona?
Gli squilibri principali dell’affermazione del pensiero unico neoliberista sono tanti: la concentrazione della ricchezza nelle mani di sempre più poche persone, miliardari con un reddito paragonabile al PIL di interi continenti; lo spostamento dell’economia dalla produzione di beni e servizi alla finanza; il precariato diffuso e le delocalizzazioni delle produzioni in paesi con un basso costo del lavoro e con poche tutele, mercato del lavoro che privilegia la concorrenza tra i lavoratori e l’individualismo a scapito delle organizzazioni sindacali; squilibri economici che costringono sempre più persone a lasciare il proprio paese alimentando il fenomeno migratorio che viene strumentalizzato dalla politica; un paradigma culturale unico che si afferma anche attraverso le nuove tecnologie informatiche e i social; il cambiamento climatico e lo sfruttamento dissennato delle risorse planetarie; l’esplosione di conflitti armati che ci portano sempre più vicini all’apocalisse nucleare.
L’elenco è incompleto, tutti questi problemi sono il segno che questo modello unico di economia è totalmente fallimentare, non porta maggior benessere all’umanità e crea scompensi non facilmente gestibili. Come scrive il Subcomandante Marcos nel suo La Quarta guerra mondiale è cominciata, le tessere del mosaico neoliberista non si incastrano. Piuttosto che la creazione di un presunto Grande Ordine Mondiale stiamo assistendo all’affermazione di un caos potenzialmente ingovernabile. In questo disordine è possibile trovare sempre nuove e creative strade per inserirsi e affermare la nostra libertà e autodeterminazione.
Globalizzazione e Umanesimo
Dopo la caduta del Muro di Berlino e l’affermazione del capitalismo neoliberista, si è pensato che la Storia fosse finita, che un modello senza alternative sembrasse l’unico possibile e definivo. In realtà il futuro non è affatto scritto, ci sono segnali che lasciano la porta aperta al cambiamento, se solo riusciamo a leggerli.
La globalizzazione come fenomeno di interconnessione mondiale è un processo quasi naturale dell’evoluzione umana, quello che non è naturale è come gestirlo. Possiamo restare nella logica della competitività spietata, ma anche pensare ad un futuro in cui la collaborazione sia un valore, dove le persone solidarizzano invece di sopraffarsi. Ci sono già tanti esempi di tal genere. Forse si affermerà un modello culturale uniforme che schiaccia il valore e l’unicità degli individui, ma penso che questa unicità sia irriducibile. Non è scritto in nessun libro del destino che guerre, disastro ambientale, sfruttamento, povertà siano la normalità.
Un nuovo modello più equo e sostenibile è possibile mettendo al centro la dignità della persona, i suoi bisogni materiali e, risolti questi, quelli spirituali. La tecnologia può diventare patrimonio comune. Il progresso, quello vero, dovrebbe migliorare la qualità della vita di tutti piuttosto che favorire pochi. Abbiamo gli strumenti per fare in modo che si realizzi un futuro più giusto, dipende da noi. Se l’essere umano è diventato superfluo, può fare rete e rendere inutile il sistema che lo opprime.