Leadership o leaderismo? Dalla patologia del potere alla condivisione
La leadership da strumento funzionale a patologia della modernità o forse della storia degli insiemi umani. In una parola la leadership diventa leaderismo.
Cosa intendo per leaderismo? La credenza che un leader possa da solo fare la differenza e si affidi a lui la responsabilità delle scelte, pensando che “l’uomo solo al comando” possa raggiungere più facilmente i risultati.
Quando la leadership diventa patologia
Lo considero come un assioma a cui ci si affida come ad un atto di fede. Così il leader viene investito del ruolo del salvatore, dell’uomo forte al comando, del personaggio carismatico che trascina le folle. Sarà lui a risolvere i nostri problemi deresponsabilizzandoci.
Certo, questa è una visione della leadership che riguarda soprattutto chi viene chiamato a dirigere le istituzioni o le organizzazioni sociali come partiti e sindacati, ma non è che il mondo del lavoro ne sia immune, anzi. Al leader viene affidato il comando e i suoi collaboratori non devono fare altro che eseguire degli ordini. Magari non sarà esplicitato in questa maniera, ma così funzionerà. Un po’ come avere un pastore che guida un gregge di pecore. Ma l’aspetto più deleterio di questo tipo di leadership, soprattutto nella politica è l’atteggiamento fideistico attribuito alla figura del leader nella totale mancanza di idee e di visione del mondo. In fondo quando ormai si è affermato il pensiero unico, a cosa serve una visione del mondo?
Una simile leadership funziona? Se si guarda dal punto di vista della gestione del potere, magari sì. Se si guarda, invece, al raggiungimento di obbiettivi produttivi ed economici, soprattutto nel medio/lungo periodo, spesso non funziona, con l’aggravante che una simile leadership avrà creato il vuoto intorno a se, perché non avrà favorito la crescita dei propri collaboratori, anzi l’avrà ostacolata. Un leader che ha avuto un’investitura assoluta vedrà un suo collaboratore capace come un rivale che potrà sostituirlo nel suo posto di potere.
Nessuna leadership può funzionare davvero senza una condivisione del percorso e degli obbiettivi.
C’è un altro motivo per cui una simile leadership spesso non funziona. Si affida tutto ad una persona, senza avere neppure ben chiari quali siano gli obbiettivi da raggiungere. Il problema da risolvere è trovare un capo carismatico che prenda in mano la situazione, trascurando che gli obbiettivi si raggiungono quando sono chiari e condivisi. Ma quali problemi potrà risolvere un capo carismatico se non si ha chiara neppure la direzione che si vuole prendere? Tutto è focalizzato sul culto della persona forte, più che su quello che si vuole veramente fare.
Leaderismo vs leadership gentile
La fede nel ruolo salvifico del leader è tipica di una organizzazione di carattere piramidale o verticale. La leadership gentile invece privilegia un tipo di organizzazione circolare, in cui il leader più che un capo che dà ordini, sarà una guida che assegnerà dei compiti, che darà consigli, ma accetterà anche le critiche costruttive. Insomma cercherà di condividere il più possibile il percorso con i propri collaboratori, favorendone anche la crescita in modo che anche loro possano sviluppare le loro migliori qualità e diventare dei leader, almeno nel loro campo di competenza.
In definitiva, non c’è nessuna leadership che possa funzionare senza una vera condivisione del percorso e degli obbiettivi e senza tenere conto che il lavoro di squadra è fondamentale.
Nella visione del “leaderismo” il team è funzionale solo come potenziamento delle azioni e intenzioni del leader, sarà un po’ come la protesi di se stesso. Nella visione gentile, il leader e il suo team saranno un insieme, un tutto, che funziona in maniera organica e armonica.