L’economia umanista: alternativa al neoliberismo
Cosa si può intendere per Economia Umanista?E’ possibile umanizzare l’economia? Sì, se si cambiano alcuni presupposti ideologici. Vediamo le interessanti proposte di un teorico del Movimento Umanista, José-Luis Montero de Burgos.
Nel mondo attuale, dopo la caduta dei regimi del socialismo reale, sembra impossibile avanzare delle proposte alternative a questo sistema economico. Il crollo del comunismo, oltre a decretare la giusta fine di un sistema autoritario e disumano, ha determinato l’affermazione del capitalismo e dell’ideologia neoliberista. Se questo sistema economico funzionasse bene, nel senso di un benessere crescente alla portata di tutti gli esseri umani, non sarebbe necessario lo sforzo nel tentativo di cambiarlo. Purtroppo non ci troviamo in questa situazione: a crescere è la miseria, il divario tra poveri e ricchi, la massa degli esclusi, in una parola, la disumanizzazione.
Jose-luis Montero de Burgos
Così quelli che aderiscono alle idee neo-umaniste, si stanno impegnando a trovare delle soluzioni alternative a questo sistema, in modo da umanizzarlo. Mi riferisco, in particolare all’opera teorica di José-Luis Montero de Burgos (1924-1998), studioso spagnolo scomparso ormai da diversi anni, perché i risultati delle sue ricerche sono ancora pienamente attuali.
Il passaggio chiave della sua opera, a mio parere, è la critica al concetto di proprietà. Finora ci si è preoccupati di decidere se la proprietà dei mezzi di produzione debba essere privata o pubblica, ma nessuno ha mai messo in discussione il fatto che questa proprietà comporta il potere sulle persone, lo si è dato per scontato, come se fossero precisamente la stessa cosa – si è discusso se il titolare dei mezzi di produzione, il proprietario dell’impresa, dovrebbe essere il privato o la comunità.
Con quanta naturalezza si è scambiata la proprietà dei mezzi di produzione con la proprietà dell’impresa! Come se fossero concetti identici. Da qui a confondere l’impresa con le sue strutture materiali (l’edificio, i macchinari) il passo è breve e immediato. Però l’impresa è fondamentalmente le persone che ne permettono il suo funzionamento, ossia gli investitori e i lavoratori. E’ evidente che i soli investitori con le strutture materiali non sarebbero in grado di far funzionare da soli, cioè senza i lavoratori, un’impresa. In conclusione non si può assolutamente fare a meno del fattore umano e di questo bisogna avere il massimo rispetto.
Invece, sia nei paesi capitalisti sia in quelli socialisti, il proprietario (lo Stato o il privato) dei mezzi di produzione ha detenuto il potere sulle persone, è mancata qualsiasi forma di democrazia aziendale. La proposta di Burgos non mira all’esproprio dei detentori della proprietà, ma al riconoscimento del diritto di decidere anche per il lavoratore. Di solito tale diritto è stato negato perché si è affermato che l’imprenditore è soggetto al rischio nel momento che investe il suo capitale. Ciò ha giustificato che al proprietario spetti il capitale (con i profitti e le perdite), e al lavoratore il salario. Come se il lavoratore non fosse sottoposto a nessun tipo di rischio quando perde il suo posto di lavoro! Così la capacità di decidere deve essere proporzionata al rischio che è crescente per il lavoratore (perché assume delle responsabilità familiari) e decrescente per l’imprenditore (in quanto può accumulare i profitti).
A queste considerazioni sul funzionamento democratico di un’azienda aggiungerei, come ulteriore e indispensabile base per la creazione di un’economia umanista, il diritto ad una vita dignitosa a tutti coloro che sono esclusi dalla partecipazione al lavoro delle aziende. Ciò, d’altronde è abbastanza scontato, perché in un sistema umanizzato nessuno sarebbe di troppo, tutti gli esseri umani avrebbero la possibilità di partecipare alla costruzione del progresso della società.