Pepe Mujica, un Presidente amato dal suo popolo
Josè Pepe Mujica (Montevideo, 20 maggio 1935 -) politico uruguaiano con un passato da guerrigliero Tupamaros, sempre impegnato nella lotta alla dittatura militare nel suo Paese, Nel 2009 diventa Presidente battendo al ballottaggio Alberto Lacalle.
Oltre alla sua attività politica, Mujica è un personaggio interessante per la sua originalità di sostenitore di una scala di valori alternativa a quella del pensiero unico neoliberista.
Una vita trascorsa a combattere le ingiustizie
Di famiglia contadina, cominciò la sua attività politica nel 1956 nel Partito Nazionale, organizzazione politica con orientamento conservatore e nazionalista. Nel 1962 lasciò il Partito Nazionale per militare in un piccolo gruppo, chiamato Nuova Base, alleato con il Partito Socialista. Insieme concorsero alla contesa elettorale di quell’anno con un risultato totalmente fallimentare.
Negli anni Sessanta cominciò la sua militanza nel movimento dei Tupamaros, ispirato a idee marxiste-leniniste e alla rivoluzione cubana e dedito alla guerriglia urbana a difesa dei diritti dei lavoratori e delle classi subalterne. Questa sua esperienza gli procurò, durante alcune azioni di guerriglia, ben 6 ferite da arma da fuoco e diversi arresti. Quello definitivo nel 1972 gli procurò una detenzione in carcere di quasi 12 anni, molti dei quali trascorsi in isolamento dopo il colpo di stato del 1973 organizzato da Juan Maria Bordaberry.
Il ritorno della democrazia e l’elezione a Presidente.
Nel 1985, con il ripristino della democrazia, fu liberato grazie all’amnistia riservata ai prigionieri politici, sia guerriglieri che golpisti. Tale amnistia fu successivamente revocata per chi aveva commesso crimini contro l’umanità, come per il processo al dittatore Bordaberry.
Mujica e altri dirigenti Tupamaros fondarono il Movimento di Partecipazione Popolare (MPP). Nel 1994 fu eletto deputato e nel 1999 senatore. Il suo partito ottenne un importante risultato elettorale nel 2004 che lo portò a ricoprire la carica di ministro dell’allevamento nel governo di Tabarè Vazquez.

Nel 2009 vinse il ballottaggio alle elezioni presidenziali e ricoprì la carica di presidente della repubblica uruguaiana fino al 2015. Non si candidò per la rielezione nel 2014. Tuttavia l’amministrazione successiva di Tabarè Vazquez continuò la linea politica di Mujica orientata alla spesa sociale, alla lotta alla disoccupazione e alle disuguaglianze.
La globalizzazione secondo Pepe Mujica
Pepe Mujica si può considerare un politico dal pensiero originale: il suo punto di vista sul fenomeno della globalizzazione è degno di essere affrontato con attenzione.
Il ragionamento di Mujica parte dal riconoscimento dell’importanza del mercato e degli investimenti, aggiungendo che non tutto si può affidare alla logica del profitto. Ci sono importanti settori, come l’istruzione e la sanità, che per essere accessibili a tutti, non possono sottostare ai meccanismi del mercato.
Qui dovrebbero intervenire gli Stati con una tassazione progressiva, cioè andando a prelevare le risorse necessarie soprattutto dalle classi più ricche in modo da finanziare il welfare e redistribuire la ricchezza. Questa redistribuzione è necessaria anche per garantire l’effettivo funzionamento della democrazia, che sarebbe, secondo Mujica, svuotata di senso se si riduce semplicemente al rito del voto senza poter incidere sull’economia.
È stato il programma politico dell’azione di governo di Mujica. In Uruguay, dal 2004 al 2013, si è visto un forte aumento della spesa pubblica, la riduzione della disoccupazione, l’aumento del salario minimo e la riduzione della povertà. Segno che la ricetta classica di riduzione drastica dello Stato nell’economia, quasi imposta come un dogma dall’ideologia neoliberista, non è l’unica possibile e che esistono delle alternative che si dimostrano essere anche vincenti.
Il ruolo delle associazioni di Stati
Mujica si può considerare un sostenitore del fenomeno della globalizzazione, se ben governato, e della necessità per gli Stati di riunirsi in organizzazioni internazionali per poter far fronte alle sfide su scala globale. Uno degli esempi è l’Unione Europea, che, pur con i suoi limiti, rappresenta un modello di collaborazione utile per stare meglio sul mercato e affrontare i problemi di geopolitica in maniera più efficace.
Ci sarebbe molto da dire sulla presunta efficacia dell’Unione Europea di stare al passo con i tempi di fronte alle sfide che ci saranno da affrontare in futuro. Il rammarico di Mujica è che un’istituzione del genere sia assente in America latina: il MERCOSUR non ha il livello di coesione della Comunità Europea. Come può un piccolo paese di 3 milioni di abitanti come l’Uruguay tutelare da solo i propri interessi di fronte alle multinazionali, al FMI e alle grandi potenze?
La critica al consumismo
Uno dei punti più significativi del pensiero di Pepe Mujica è la sua critica al consumismo, uno dei capisaldi del funzionamento del capitalismo neoliberista e sul quale intessere una battaglia culturale. Il ragionamento di Mujica sul consumismo, inteso come l’accumulo compulsivo di cose di cui non abbiamo una necessità vitale, è estremamente interessante perché interessa il tempo come risorsa importante, anzi essenziale, che abbiamo a disposizione nella vita.
Dicono di me che sono stato un Presidente povero. Ma non è vero. Non sono povero, sono sobrio. Ho imparato a vivere con il necessario, per avere tempo libero da dedicare alle cose che mi commuovono. Povero è chi non ha comunità, mentre io ho sempre più amici nel mondo. Sono sempre meno solo: è la più grande ricchezza che si possa avere nella vita.
Josè Pepe Mujica – Non fatevi rubare la vita
Secondo Mujica, non è con il denaro che acquistiamo gli oggetti con cui ci circondiamo ma con il tempo che impieghiamo per guadagnarlo. Ragionando in termini di tempo, risulta più evidente il sacrificio che facciamo per ottenere beni di cui forse non abbiamo veramente bisogno, trascurando gli affetti e tutto ciò che è veramente importante per il raggiungimento della nostra felicità.
La vera battaglia è quella culturale
Questo ragionamento critico rispetto al fenomeno del consumismo ci porta ad affrontare un altro dei punti più interessanti e originali del pensiero di Pepe Mujica, quello che considererei un po’ il ribaltamento del rapporto tra struttura e sovrastruttura così come è teorizzato da Marx.
Questa teoria prevede che la sovrastruttura, intesa come tutto ciò che in una società sta al livello della cultura e delle idee, sia determinata dalla struttura, cioè dalle condizioni materiali che caratterizzano una determinata società. Il cambiamento è possibile solo modificando i rapporti di forza e le condizioni materiali ed economiche degli uomini.

Mujica pur riconoscendo il rapporto tra potere e cultura, rovescia il paradigma marxista. Il cambiamento è possibile solo attraverso una trasformazione culturale, mostrando alle persone che altri modelli di vita alternativi siano possibili. Il consumismo, per esempio, dimostra quanto poco contribuisca l’accumulo di beni, utile al funzionamento del sistema produttivo capitalista, per il raggiungimento della felicità.
In definitiva, Mujica rilegge in maniera critica l’azione politica per la quale si è impegnato per tutta la vita. L’errore è stato di pensare di cambiare il sistema cercando di modificare i meccanismi che regolano i rapporti economici e di produzione, senza considerare il ruolo fondamentale della cultura. Potrebbe essere un approccio alternativo e vincente per ottenere un vero cambiamento?